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Domeniche del benessere con la visualizzazione creativa

Domeniche del benessere in fattoria con la visualizzazione creativa… Perchè le abbiamo chiamate le domeniche del Benessere?

Perchè ci è piaciuta l’idea di mettere insieme lo yoga, la visualizzazione creativa e l’amore per la natura. Tutte attività che nutrono e fanno bene allo spirito.

Stare a contatto con la natura ci da modo di riappropriarci delle nostre percezioni, di rallentare, di stare in contatto con noi stessi.  Tanto più se facciamo amicizia con il nostro corpo, attraverso lo yoga, e coltiviamo i nostri spazi interiori con la visualizzazione. Le attività sono pensate anche per chi non ha mai praticato queste discipline.  Per chi è curioso di conoscere alcuni strumenti che favoriscono il benessere e possono portarci a superare lo stress, con i quali ritagliarci momenti di rigenerazione.

La visualizzazione creativa,  ne ho già parlato qui, è una attività che si può fare ovunque. Sul treno, mentre si va a scuola o al lavoro, seduti comodamente in poltrona, in sala di attesa dal medico. E’ sconsigliata per ovvi motivi durante la guida, perchè produce uno stato di completo rilassamento che può essere pericoloso se stiamo conducendo un mezzo.  Non richiede materiali o attrezzature. Richiede, questo è vero, un po ‘ di fantasia e creatività, qualità che si possono coltivare proprio con la visualizzazione: inizialmente ci potremo fare ispirare da immagini, suoni o profumi che troviamo nell’ambiente, per poi interiorizzare quelli, tra questi stimoli, che ci appartengono di più.

Ben presto scopriremo che la nostra capacità di ‘visualizzare’ in qualsiasi contesto sembra fiorire come un ciliegio a primavera. La visualizzazione diventa una attività spontanea e naturale, che non richiede alcuno sforzo, e che, anzi, produce uno stato di benessere in tempi molto brevi.

La visualizzazione creativa può essere, da sola, un valido strumento per combattere le tensioni di ogni giorno, per contrastare il nervosismo e i momenti di rabbia. Ma può essere anche un valido strumento di consapevolezza inserito in un percorso di crescita personale (se non sai di che si tratta puoi dare uno sguardo a questo articolo), sia che si tratti di un percorso che ci aiuta a prendere una decisione personale o di un percorso che lavora su obiettivi professionali.

Se sei curioso di saperne di più puoi contattarmi via email info@stefaniacosticounselor.it oppure via whatsapp 389 99 51 808.

A presto

S

 

Comunic-azione: smettila di stare in panchina

Comunicazione è prendersi il proprio 50% di responsabilità, che significa metterci la faccia e la pancia, ma significa anche non lasciare decidere agli altri, non farsi mettere in panchina.

imparare a comunicare con responsabilità

Comunic-azione! Smettila di stare in panchinaMi piace pensare alla parola comunicazione come formata da tre porzioni: complementarietà, unicità e azione. Complementarietà perchè comunicare significa entrare in relazione. Non posso comunicare davvero se non possiedo la volontà di fare un passo verso l’altro, con il presupposto che dall’incontro, anche qualora non si trovasse un accordo, potrò soltanto uscirne arricchita di nuove prospettive, di nuovi scenari, che potranno essere complementari ai miei. Unicità perchè la comunicazione veicola necessariamente la mia prospettiva, fatta di valori, credenze, esperienze e peculiarità. Occorre coraggio e grande onestà per comunicare davvero. Comunicare è una scelta che ci impone di ‘scoprirci’ nei confronti dell’altro e più spesso di quanto si crede ‘scoprire’ di sè attraverso la relazione. E’ una scelta perchè posso decidere che la relazione non ne valga la pena, se ad esempio avverto dall’altra parte un’atteggiamento manipolatorio o dominante. Tuttavia se ne vale la pena comporta un certo sforzo.

Agire nella comunicazione è prendersi la responsabilità, il 50% di responsabilità, rispetto al messaggio che sto veicolando e ai mezzi che sto utilizzando.

 Lanciare fulmini dagli occhi, cambiare espressione inconsapevolmente quando qualcuno ci fa arrabbiare, mordersi un labbro o assumere una postura chiusa davanti ad un attacco verbale, sono tutti indicatori che comunicano i nostri stati d’animo e le nostre emozioni, che sia ciò che vogliamo oppure no.

Tutto comunica, non si può non comunicare.

Possiamo smettere di ingoiare rospi ed iniziare ad esprimere i nostri bisogni, a formulare le nostre richieste in modo costruttivo e propositivo, oppure possiamo continuare a nasconderci dietro un dito, sperando di dissimulare il nostro malcontento e riempiendoci di frustrazione sino a scoppiare.

A te la scelta.

Vuoi imparare a comunicare in modo proattivo? Sei interessato a che il tuo team di lavoro superi empasse comunicative che ingessano il decision making? Contattami.

Se vuoi leggere qualcosa di inerente clicca qui.

Ti interessa iniziare un percorso di crescita?  Scopri perchè dovresti.

Mettere in discussione le nostre convinzioni

Le convinzioni che hai su te stesso non sono nate per caso. Sono frutto delle tue esperienze, di ciò che gli altri ti rimandano, delle paure che nel corso del tempo hai accumulato. E così come hai scoperto che toccando il fuoco puoi bruciarti, hai sviluppato  convinzioni su ciò che sei,  ciò che puoi e non puoi fare, ciò che sei capace o meno di essere. Ma non dimenticarti di fare l’upgrade!!!

una scimmia non può suonare una chitarra

Il cambiamento è naturale per l’essere umano almeno quanto il respirare. Possiamo fingere che non faccia per noi, possiamo struggerci nel tentativo di evitarlo, ma sarebbero comunque tentativi invani.  La nostra capacità di cambiare (gusti musicali, idee politiche, opinioni su qualcosa o qualcuno) fa parte della nostra tendenza innata ad evolverci e rispondere con successo (spesso, anche se non sempre) all’ambiente che ci circonda. Rappresenta un potenziale inestimabile per perseguire il nostro benessere.

E allora perchè esistono quelle che vengono chiamate “convinzioni“?

Le convinzioni sono idee che si sono formate con l’esperienza. Fai bene attenzione: non necessariamente con l’esperienza diretta. Può essere stata quella maestra che all’asilo ha apostrofato con un commento poco carino il disegno nel quale con tanta passione ci eravamo cimentati, o l’aver fallito un esame per il quale credevamo di esserci ben preparati.  La convinzione si forma attraverso una circostanza, quindi è temporalmente localizzata, MA HA LA CAPACITA’ DI TRASFORMARSI IN QUALCOSA DI PERMEANTE,  e radicare, come l’erba matta.

A promuovere la crescita delle sue propaggini ci pensa l’abitudine, e, diciamocelo, siamo noi stessi a coltivarla e innaffiarla. Perchè ad un certo punto prendere atto di quella convinzione è un modo molto risparmioso di operare, almeno all’apparenza. La facciamo nostra, diventa una di quelle faccende con cui fare i conti (fare i conti= decretare immutabile e fuori dal nostro controllo). Senza immaginare i costi nascosti di questo atteggiamento permissivo, ne agevoliamo o addirittura ne promuoviamo, il consolidamento.

Se le convinzioni si formano con l’esperienza e diventano monoliti nel nostro stile di vita possiamo immaginare soltanto cosa possa dire vivere, accumulare esperienza, e donde accumulare monoliti. Diventano ingombranti, sempre più numerosi e quindi difficili da gestire.  L’idea che abbiamo di noi, che dovrebbe essere in costante divenire perchè NOI SIAMO in costante divenire, diventa uno slalom tra una convinzione e l’altra, distogliendoci dal piacere di scoprire cosa siamo diventati nel frattempo.

Nel frattempo che qualcuno ci diceva cosa eravamo, cosa siamo diventate, cosa saremo. Nel frattempo che riempivamo di ingombranti fardelli il nostro zaino, accorgendoci solo alla fine di quanto questi fardelli ostacolano il nostro cammino, di quanto CONDIZIONANO il nostro vero essere, il nostro autentico sentire.

E tu? Quali sono le convinzioni su te stesso che ti porti dietro in questo viaggio? Scegline una, e decidi qui e ora di metterla in discussione, condividendo, se ti va, qui nei commenti come è andata, oppure scrivimi a info@stefaniacosticounselor.it.

Care cose.

S

 

NON TEMERE IL CAMBIAMENTO

“Come insegnanti, dobbiamo credere nel cambiamento, dobbiamo sapere che è possibile, altrimenti non insegneremmo.”  LEO BUSCAGLIA

cambiamento

Le farfalle sono esseri meravigliosi. Il loro ciclo di vita è strutturato in modo che, per sopravvivere ed arrivare a riprodursi, debbano cambiare completamente aspetto, capacità di movimento, “gusti” alimentari. Spesso, nei percorsi di crescita personale, utilizzo

la METAFORA della METAMORFOSI.

Un cliente può arrivare intrappolato in un bozzolo di convinzioni limitanti, credenze errate su di sè, bisogni sopiti. E attraverso un percorso-processo di consapevolezza riscoprire sè stesso, i suoi valori, le sue speranze, le ambizioni. E’ un processo che spesso risulta meno difficile di quanto si pensi. Una volta incamminati sul sentiero della consapevolezza ci si trova infatti sospinti da una naturale evoluzione, nella istintiva e spontanea manifestazione del proprio potenziale, fino a quel momento costretto e ritirato proprio in quel bozzolo.

Certo, il cambiamento fa paura. A volte è persino l’IDEA STESSA del CAMBIAMENTO  a fare paura.

Un po’ come se le nostre convinzioni fossero copertine di Linus senza le quali ci sentiamo nudi, vulnerabili, esposti.

E’ solo attraverso la consapevolezza che questa paura si trasforma in potente energia.

Una volta fatto il primo passo, la consapevolezza ci guida, senza grande fatica, alla conquista o riconquista di ciò che ci rende felici.

L’esplorazione è uno degli strumenti principali della consapevolezza.

Un Counselor, un Coach, un consulente di crescita personale ci accompagna con dolcezza in questa esplorazione. Non dà risposte, non fornisce soluzioni.

Eppure è un validissimo strumento per fare chiarezza, laddove si sta vivendo un momento di dubbio, una empasse o appunto ci si appresti a intraprendere un cambiamento.

 

Nel nostro percorso di crescita possiamo dunque chiederci, nella
metafora della metamorfosi:

cosa farò quando libererò le mie bellissime ali di farfalla da questo bozzolo?

 

Se ti va di dirmelo puoi lasciare un commento qui o sulla mia pagina Facebook:

 https://www.facebook.com/formazioneecrescitapersonale/,

oppure consultare la mia pagina dei contatti. Ricevo a Modena e in provincia di Ferrara. Sessioni a distanza anche tramite skype.

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Nel frattempo… fai buon volo!

😉

Con cosa stai barattando la tua libertà?

Lo riconosco, questa sulla libertà sembra una domanda piuttosto aggressiva per un tranquillo tardo pomeriggio di inizio Gennaio.

Libertà dalle catene

Adoro le domande provocatorie. Quelle che mi fanno sobbalzare, che mi indignano, che mi pungolano costringendomi a riflettere. Oggi, concedetemelo, questa è la MIA domanda.

Con cosa sto barattando la mia libertà, se lo sto facendo?

Ogni giorno mi confronto con la necessità di mettere in sinergia, far combaciare e possibilmente convivere, bisogni ed esigenze di ogni tipo. Il bisogno di dedicare tempo a mia figlia, il mio bisogno di realizzazione professionale, la necessità di trovare il tempo di andare in posta a pagare le bollette, l’esigenza di dedicare una telefonata a mia nonna, riparare un tubo che si rompe, cambiare l’olio alla macchina. Siamo circondati di sollecitazioni, doveri sociali, responsabilità, e spesso lo siamo a tal punto da dimenticarci… il perchè stiamo facendo tutto ciò che stiamo facendo.

Diventa un automatismo, una abitudine della quale nemmeno abbiamo consapevolezza.

Eppure tra tutte queste priorità e bisogni, ci troviamo a dover RICORDARE, con un atto volontario, proprio i bisogni che riguardano direttamente noi. Primo tra tutti? Il bisogno di riposo.

DEVO andare a lavorare, DEVO mettere i panni in lavatrice, DEVO andare a fare la spesa, DEVO andare in visita a quel parente. Pare che siano tutte incombenze tanto importanti da far slittare in secondo piano persino le nostre necessità più basilari.

La libertà di mangiare con calma, seduti ad un tavolo. Dormire il numero sufficiente di ore. Fare un po’ di meditazione o leggere un libro, appaiono bisogni trascurabili. Eppure, se ignorati, possono dare avvio ad una serie di piccoli e grandi inconvenienti.

Ma davvero abbiamo tanto, troppo da fare. E ci sono tante richieste da soddisfare. Ne ho parlato anche qui.

Altrimenti?

Bhè sì, indubbiamente vi sono priorità da rispettare. Ma siamo poi davvero sicuri che tutto ciò che stiamo facendo non possa essere rimandato, o posticipato, dando respiro e spazio a ciò che ci servirebbe per stare bene?

Quindi:

Con cosa stai barattando la tua libertà, se lo stai facendo?

Sei consapevole di quante priorità anteponi ai tuoi bisogni?

Metti le tue considerazioni nei commenti, se ti va 😉

Buona vita!

Stare bene nel qui ed ora

Stare bene nel qui ed ora è possibile?

Aspettative e rancori sono ciò che più spesso ci impediscono di stare bene nel qui ed ora, proiettandoci invece nel passato o caricando di energia un futuro che deve ancora venire.

 

stare bene

E’ un esercizio che mi fa stare bene, quello di fermarmi e ricordare tutto ciò che va bene, tutto ciò che funziona, tutto ciò che nel qui e ora rappresenta per me una conquista, un successo, qualcosa per cui posso dirmi “brava!”  Mi aiuta a distogliermi dalla trappola dei pensieri ricorrenti, dal pessimismo, dalle aspettative.

Siamo programmati, per cultura credo, a evidenziare sempre e solo tutto ciò che non va. I problemi, le difficoltà, i momenti di crisi,  sono raramente contestuali e diventano invece spesso permeanti. Questo corre il rischio di gettarci in una specie di abitudine al pessimismo che da diversi autori è stata associata a patologie anche gravi.

Certo non è così semplice scardinare questo meccanismo, e forse non è nemmeno costruttivo farlo (altrimenti, se non avessimo la capacità di identificare ciò che non va, come faremmo a migliorarci?), ma come per tante altre questioni, è indispensabile l’allenamento.

Si tratta di addestrarsi, compiendo dapprima un atto consapevole, ma che con il tempo diventerà un automatismo.

Concentrarsi sul qui ed ora, ricordandosi quanto c’è, piuttosto che le mancanze, può aiutare a superare momenti di grande sconforto. Bene inteso, non è una bacchetta magica con la quale i problemi vengono improvvisamente risolti. Bensì uno strumento molto efficace per liberare il problema stesso dai nostri fronzoli psicologici.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei fermato/a a ricordare le cose che funzionano, i tuoi successi, ciò che hai nel qui ed ora?

Per chi volesse approfondire l’argomento vi consiglio Imparare l’Ottimismo, un libro che potete trovare qui. Un’altra lettura interessante sull’argomento la trovate a questa pagina.

Buona giornata!

 

L’arte del “lasciare andare”

L’importanza del lasciare andare. A cavallo del passaggio al nuovo anno sento spesso parlare di intenti e propositi, con minore frequenza invece di ciò che si intende lasciar andare, buttare alle nostre spalle.

Siamo sovente consapevoli delle cose o persone che ci danneggiano, che non ci fanno bene o che più semplicemente non ci fanno crescere. Siamo capaci di lasciare andare o ce le portiamo dietro come vecchie abitudini, con quel loro essere così incredibilmente rassicuranti, nonostante abbiamo coscienza dello “spazio” mentale che occupano.

Lasciare andare

 

Ci hanno insegnato il compromesso, ci hanno insegnato ad essere accomodanti, a non arrabbiarci: questi atteggiamenti di stampo “sociale” ci aiutano a non diventare animali solitari e isolati, ma comportano un costo salato.

L’uomo è un animale sociale, ha bisogno di interagire con gli altri, di avere dei legami, di intessere relazioni. Eppure a volte questi legami diventano catene, il bisogno di interagire diventa una necessità tanto impellente da porre in secondo piano ciò che è importante per noi: i nostri valori, i nostri spazi, le nostre attitudini.

Mi immagino la fine del nuovo anno come un chiudere la porta, nell’accezione gestaltica del termine, un addio ad un ciclo appena concluso, e mi esercito a vedere questo momento come l’atto creativo del fare spazio al nuovo.

Condivido con voi la mia scaletta personale, la lista delle domande che mi faccio per determinare quanto, di ciò che ho vissuto, voglio e posso lasciare indietro. Nella speranza che possa essere uno strumento utile per la vostra crescita, e con l’augurio di un 2018 all’insegna della capacità di LASCIARE ANDARE.

Per scaricare il materiale clicca qui o vai alla sezione Download.

Buona vita!!

L’importanza di fare un PROGRAMMA

Hai la sensazione che il tempo ti sfugga dalle mani?

tempo programma organizzazione pianificazione risultati

Gestire il proprio tempo è utile per risparmiare risorse e diminuire lo stress: a differenza tra provare e riuscire sta tutta nella capacità di organizzarsi, di stilare un programma efficiente.

Il mio lavoro mi porta a dover gestire l mio tempo attraverso molte situazioni, impegni, committenti diversi. Da alcuni anni ho sviluppato una SANA dipendenza dagli strumenti tecnologici senza i quali davvero perderei una marea  di tempo per ricordarmi tutto, con il rischio poi di incappare in qualche gaffe.

Attribuisco molta importanza a quel momento della settimana (per  me è il lunedì, di mattino presto) che dedico alla organizzazione del mio calendario. Nel mio caso mi organizzo in modo da prendere gli appuntamenti o fissare gli impegni volta per volta, poi al lunedì mattina mi prendo una buona mezz’ora per osservare il mio calendario ed ottimizzarlo.

Cosa significa ottimizzarlo? Significa che spesso la mancanza di organizzazione comporta eccessivo dispendio di energie, eccessivo dispendio di risorse economiche e, aimè, soprattutto una pericolosa falla che comporta la perdita della nostra risorsa più importante, IL TEMPO.

Fissare un momento per dare uno sguardo a come si profila la nostra settimana in base agli impegni presi può essere un ottimo strumento di CONSAPEVOLEZZA e il punto di partenza per una ottimizzazione che ci fa risparmiare davvero molto di quel tempo prezioso che ciascuno di noi potrà poi dedicare alla famiglia, agli hobby, al relax, o alle vacanze!

Qualche idea su come fare:

  1. comincia ad utilizzare le risorse tecnologiche che ci facilitano la vita (Google Calendar diventerà il tuo migliore amico!), organizzarsi diventerà più facile;
  2. stabilisci delle priorità;
  3. metti in calendario anche il tempo PER TE (parrucchiera, tennis, serata con gli amici), ti aiuterà a tenere sotto controllo lo stress;
  4. fai un programma con liste di cose da fare che via via depennerai (ad esempio esiste la app ” TO DO list “). L’atto di depennare ciò che è già stato fatto ridurrà lo stress e la frustrazione, la lista scritta eviterà di ricordare tutto impegnando inutili risorse cognitive.
  5. datti delle scadenze, ma non dimenticare di organizzarti per step successivi, così da non arrivare stressato e affaticato agli sgoccioli.

E se poi vorrai approfondire questo aspetto ti invito a contattarmi per fissare le sessioni del percorso individuale OK TIME:

ok time gestione organizzazione ottimizzare risorse

 

Perchè fare un “PERCORSO DI CRESCITA”

percorso di crescita prenditi cura di te

Cosa spinge una persona a intraprendere un percorso di crescita personale? E’ una domanda che mi fanno in molti, quando racconto del mio lavoro. Una domanda per la quale non esiste un’unica risposta. Anzi, potrei dire che LA RISPOSTA, è la TUA risposta.

Cosa intendiamo, quando parliamo di CRESCITA PERSONALE? E soprattutto perchè in questi casi si parla di PERCORSO? Esistono diverse tecniche, scuole di pensiero, strategie, modalità, per apportare alla propria vita una qualche forma di miglioramento, un incremento di ciò che definiamo “benessere”.

Ognuno di noi può apportare benefici alla propria esistenza quotidiana, nei modi più disparati: ascoltando una musica che rilassa, leggendo un libro che entusiasma, ascoltando una conferenza che fornisce spunti utili e applicazioni pratiche. Tutto ciò che ho elencato rappresenta uno strumento di crescita, di ricerca e mantenimento del benessere.

Un percorso di crescita personale è un insieme, integrato e sinergico, di tecniche e spunti che non solo procurano benessere nell’immediato, ma che consentono alla persona di raggiungere e mantenere un nuovo livello di consapevolezza e la competenza nell’uso di determinati strumenti, che possano aiutare in diversi ambiti: personale, professionale, relazionale.

 

Nel percorso di crescita al centro c’è il cliente. Ed essere al centro può essere anche una posizione scomoda. Perchè? Ma sostanzialmente perchè al cliente viene chiesto di assumersi la RESPONSABILITA’  del proprio percorso. Compiere un qualche lavoro su di sè, lo dice la parola stessa “lavoro”, è una faccenda impegnativa e allo stesso tempo bellissima. Comporta comunque un certo sforzo, per uscire dalla propria zona di comfort, mettersi in discussione.

E’ comunque uno sforzo ben ricompensato.

Per chi volesse capire meglio, avesse ancora domande dopo questo articolo, oppure volesse iniziare un percorso con me può contattarmi.

Vi ricordo che è possibile utilizzare anche la modalità via Skype, per chi risiede distante dal mio studio o preferisse incontri non in presenza.

Clicca sul pulsante qui sotto per contattarmi tramite Skype:

 

 

Empowerment per mamme

gruppo mamme rilassamento mirandola

Diventare mamma è un momento di grande trasformazione per una donna. Sono coinvolti in tale processo il suo corpo, il suo ruolo (di figlia, di madre, di moglie), la sua vita personale e lavorativa. Accompagnare le mamme alla ricerca di una nuova consapevolezza di sè è l’intento di questo gruppo, che, settimanalmente, attraverso tecniche artistiche, di rilassamento e di respirazione, fornisce uno spazio dedicato alle donne appena diventate mamme o che lo saranno presto.

La respirazione e la visualizzazione creativa aiutano le persone a restare nel qui ed ora delle proprie sensazioni, in modo da riconoscerle, accettarle oppure lavorarci sopra, se ne sentono la necessità. La maternità è una fase della vita in cui il focus dei bisogni si sposta, e riportare equilibrio può essere impegnativo. Usare l’espressione artistica rende il ripristino di questo equilibrio un processo dolce e rispettoso della dimensione intima di ciascuna di noi.

Inoltre non va dimenticata la valenza della rete sociale, in un momento così importante e delicato nella vita di una donna. Creare rete con altri che stanno vivendo lo stesso momento di trasformazione ci fa sentire comprese, accolte e quindi più forti.

Il gruppo nasce da una iniziativa di Belli & Monelli, piccolo gruppo educativo presente a Mirandola.