It’s time for English!!

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Spesso mi capita di consigliare dei percorsi formativi per l’apprendimento della lingua inglese a quelle persone che vogliono rimettersi in gioco, nella vita privata così come in quella professionale.

Si tratta di una esigenza che ho sentito anche io. Mi sono fatta consigliare da una professionista e cara amica sul da farsi, e quello che ne è risultato è stata una esperienza ricca, utile e che ho deciso assolutamente di ripetere.

Fare un corso di inglese non significa soltanto aprirsi tutto un corollario di opportunità lavorative e di crescita personale (viaggi, poter comunicare con persone di altre nazioni etc..), ma anche riattivare circuiti sopiti nel nostro cervello. Ciò porta benefici a diversi livelli: pensa a che allenamento efficace sarebbe, per la tua memoria, dover memorizzare regole grammaticali e un folto lessico di nuovi termini.

Così ho parlato con il referente di questa società, che presenta sedi in diverse città europee e un’ottima piattaforma di e-learning. L’idea di base è consentire a chi lo desidera di testare il metodo di studio direttamente, in modo da capire se è quello che fa al caso suo oppure no.

Il materiale di studio (audio, video, testi, eserciziari) è disponibile online sulla piattaforma, mentre per la lezione (via skype o tel)  insieme all’insegnante, si potrà compilare un form di richiesta appuntamento. Le lezioni sono fruibili dalle ore 7 alle 22, e prenotabili fino a ’30 minuti prima dell’inizio.

Se ti interessa provare la prima lezione è gratuita senza impegno. Invia i tuoi dati (email – contatto skype – contatto telefonico) a info@stefaniacosticounselor.it per maggiori informazioni e prenotazioni della prima lezione gratuita.

 

 

Conacreis 2016

Ho partecipato con un workshop all’apertura del Festival della Città olistica,  nella giornata di ieri.  Ho avuto l’occasione di confrontarmi con un gruppo di donne, che si sono fatte trascinare dalle mie ‘pillole di esperienziale’, ed è stato (ma inutile che io lo dica, perchè ogni volta per me è così) infinitamente nutriente.

http://www.conacreis.it/

Il mondo degli operatori olistici sta diventando sempre più variegato: far due passi tra gli stand offre innumerevoli spunti e accende il desiderio di crescere condividendo l’esperienza con diversi professionisti.

Ho incontrato una collega, la quale, passata soltanto per dare un’occhiata, mi ha detto di aver visto diversi stand con professionisti che chiedevano un contributo per i trattamenti offerti. Cosa che peraltro non è in linea con quanto succedeva fino a qualche edizione fa (questa manifestazione credo esista dal 2008 o giù di lì).

Ci ho fatto caso, facendo la strada a ritroso verso il parcheggio, ed effettivamente venivano suggerite quote di ‘offerta minima’ per ogni trattamento.

Ora io rispetto la professionalità di tutti i miei colleghi, la mia non vuole essere una critica ma una osservazione e spero davvero che qualcuno possa spiegarmi il suo punto di vista. Ho sempre pensato che fosse importante andare VERSO le persone,  offrire ciò che si sa fare in modo da lasciare l’altro poi libero di decidere se quello che offro fa al caso suo oppure no. Anche a me sono capitati clienti poco motivati e che tendevano ad approfittare di questa mia disponibilità. Ho messo questo nel piatto ed è diventato uno spunto per lavorarci.

Jodorowsky andava nei bar, a offrire gratuitamente il suo metodo a chi lo volesse sperimentare. Ecco, il mio modello è un po’ quello. Certo, è faticoso e complesso ‘darsi’ con le proprie competenze e le proprie energie, senza poi riceverne un adeguato riconoscimento. Credo solo che vada tenuto a mente che noi lavoriamo con le persone e per le persone.

Personalmente manterrò la mia abitudine di non far pagare il primo incontro  a chi volesse intraprendere un percorso di crescita personale con me.

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Donne in centro, a Mirandola

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Ho avuto spesso occasione di ricordare l’importanza del contrastare la violenza verso le donne (ma preferisco dire la violenza in genere) in occasione di eventi organizzati intorno al 25 Novembre o all’8 Marzo. Ritengo sia doveroso, quantomeno, che se ne parli, che si affronti l’argomento, analizzando ogni aspetto (sociale, psicologico etc) con rigore scientifico evitando i qualunquismi e i luoghi comuni. Ritengo anche che non sia sufficiente discuterne due volte l’anno, anche se in modo serio e rigoroso. Sono convinta che serva una attenzione continua, strumenti operativi concreti, la costruzione di una rete di servizi e di persone che possano, giorno dopo giorno, cambiare LA CULTURA che costituisce il basamento degli atteggiamenti violenti.

Per questo motivo mi sono interessata a Donne in Centro, una associazione che a Mirandola ha fatto, nel post terremoto un lavoro colossale di ricostruzione.  Ricostruzione dell’interesse per il bello, in un momento storico dove lo sconforto per gli eventi occorsi stava dilaniando tutta la popolazione della bassa,  ricostruzione dell’attenzione per il sociale, fatto di persone per le persone, di una rete di donne che si mettono in gioco per altre donne. Insomma, questa associazione mi ha convinto con i fatti, e mi fa piacere farne parte.

 

ViverVerde a Bosco Albergati

Il 2 giugno alle ore 9.30 vi aspetto a Bosco Albergati, in occasione del Festival VIVERVERDE.

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Il “respiro” degli alberi

Combattere lo stress e ritrovare il contatto con la terra. Meditazione camminata a contatto con la natura all’interno del bosco. Durata: 1 ora circa.
Partecipazione gratuita. Iscrizione obbligatoria: 389-9951808

Rilassamenti e visualizzazioni via skype

Sei interessato ad alcune sessioni di rilassamento e visualizzazione creativa? Vuoi svolgerle comodamente a casa tua, dove ti senti comodo, accolto e protetto?

20 minuti di rilassamento guidato e personalizzato via skype. Pagamento anticipato con Paypal, al costo di 20 euro.

Chiamami al 389 9951808 oppure scrivimi a info@stefaniacosticounselor.it per maggiori informazioni.

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Educare gli Educatori (quelli veri)

Il triangolo della formazione

La professione di Educatore molto ha a che vedere con i confini. Confini emotivi, corporei, cognitivi. Ci sono contenuti emotivi (la rabbia, il dolore, la paura), contenuti corporei (subire una aggressione, consolare con un buffetto sul viso), e cognitivi (basti pensare al sistema di riferimento di individui che appartengono ad una cultura differente, con tutto ciò che significa).

Non ho mai creduto a quelli che asseriscono di organizzare la propria esperienza in compartimenti stagni. Penso che il fluire di pensieri, emozioni ed energia, tra l’ambito professionale e quello personale sia non solo inevitabile ma anche auspicabile, in un’ottica di integrazione.

Nel caso della professione di Educatore (e quindi mi rivolgo a chi tratta questo ruolo con dignità, non a psicologi frustrati o a sorveglianti notturni il cui unico interesse e’ che si risolva tutto al più presto per poi farsi una bella dormita), una delle condizioni essenziali per svolgere con competenza e serietà il lavoro e’ a mio avviso….lasciarsi attraversare.  Non essere refrattario all’esperienza che arriva, a prescindere dal fatto che possa essere spiacevole. Pare una banalità, ma in campo educativo ho conosciuto molti educatori che resistono al vissuto di disagio davanti a certe esperienze, costruendo muri, cognitivi, pieni di sani principi e di belle parole ma che hanno l’unico scopo, piuttosto evidente, di proteggersi dall’esperienza.

E’ evidente che se mi lascerò attraversare dai vissuti questi potranno cambiarmi, indurmi a scoprire cose su di me, sui miei copioni, sulla mia sfera personale. Cose che potrebbero non piacermi, cose sulle quali potrei trovarmi a dover lavorare, con un percorso di crescita dedicato. Questo è, della professione, il punto nevralgico, la condizione che molti non accettano, ritenendo che si possa essere Educatori comunque, anche se non disposti a mettersi in discussione. Ovviamente non sono affatto d’accordo con questa linea di pensiero. Il valore aggiunto di questa professione, per me, è stato proprio che mi ha stimolata a scrutare dentro i miei cassetti (emotivi e cognitivi) per tirare fuori temi che diversamente, forse, non avrei mai avuto l’occasione di toccare.

Tuttavia ci sono anche molte cose, intorno a questa professione, che mi risultano oscure.

Non mi è affatto chiaro, per esempio, come sia possibile che per questa professione, che porta a contatto le persone con forti situazioni di disagio in tutte le fasce d’età, non sia richiesto e previsto un training esperienziale. Percorsi di crescita,  ad esempio, di gruppo e individuale.  Il comportamento di una insegnante che percuote un bimbetto capriccioso è deplorevole almeno quanto un educatore che se la prenda con qualcuno in posizione di fragilità (minore, disabile o alcolista che sia),  ma non credo che sia tutto risolvibile piazzando telecamere a destra e manca (anche se una videosorveglianza in certi posti avrebbe se non altro l’esito di farli chiudere immediatamente).

Sarebbe tanto più facile, e avrebbe un valore altamente preventivo, includere nella formazione di coloro che hanno a che fare vivamente con la relazione (educatori ed insegnanti in primis) l’obbligatorietà di un lavoro su di sè. Tanto, diciamocelo, tra corsi ed esami gli insegnanti spendono già davvero tanto, in termini economici e di tempo, senza avere nemmeno la certezza poi di un collocamento lavorativo in piena regola. Forse sarebbe meglio ottimizzare queste spese con qualcosa di veramente UTILE, e davvero FORMATIVO: l’educazione alle emozioni, la consapevolezza di sé. E poi così ci sarebbe anche più lavoro per gli psicologi, che quindi smetterebbero di prendere il mestiere di Educatore come ripiego per le loro aspirazioni frustrate.

E gli Educatori ? Bhè, con tutto il rispetto per i percorsi accademici in Italia (ne ho conclusi diversi, pertanto li conosco abbastanza da non permettermi di denigrarli), la formazione pratica è un’altra cosa. Come Educatore, formatore e selezionatore ho conosciuto Educatori con una gran motivazione e il coraggio di affrontare i vissuti emotivi che scaturivano dall’avere a che fare con casi più o meno problematici. Desiderosi di imparare, capire, fare meglio, nonostante la pancia dicesse loro “Aiuto” e la testa “Scappa!”. Ma questi professionisti meritano attenzione e una risposta concreta.

Tutti i contenuti didattici offerti dal corso di studi sono mattoni indispensabili a costruire la competenza formale, ma per essere pronti alla professione, e possibilmente sopravviverle, è bene poter apprendere tutta una serie di competenze non formali che ha a che fare con la relazione vissuta, apprendere la relazione ATTRAVERSO la relazione.

Questo ci eviterebbe telecamere per arginare certi soprusi quando ormai si sono già compiuti e stuoli di Educatori in burnout.

 

Fantastico!!!

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Uno dei fattori più importanti, nella progettazione e realizzazione di un nuovo progetto di lavoro, è la costruzione di una rete professionale, utile sia in fase di ideazione che in quella di promozione del mio servizio/prodotto.  Spesso i contatti, vale a dire le persone, sono il bene più prezioso (sì ancor di più che il ritorno economico).

Viviamo in una dimensione dove i confini di territorio sono tranquillamente superabili con l’ausilio di mezzi digitali. Il nostro lavoro può quindi essere esportato in altre realtà con davvero poca fatica.

La sfida della mobilità ci pone nella condizione di estendere le nostre strategie di marketing anche in ambiti che non conosciamo direttamente, raggiungendo un target che in tempi pre-digitali ci sarebbe stato quasi sicuramente negato.

In questo panorama diventa di fondamentale importanza saper cogliere i bisogni e tarare gli interventi specifici per quel dato territorio.

Identificare partner locali che possano aiutarci, conoscendo meglio quella particolare realtà, e’ una delle strategie vincenti per traslare il nostro lavoro in modo efficace.

Allo stesso modo,  la capacità di integrazione con altre professionalità, per offrire un servizio articolato o semplicemente promuoversi vicendevolmente, diventa carta vincente per soddisfare quei criteri di flessibilità che il mercato ci richiede.

Una occasione come quella di oggi, in cui lo scambio diventa territorio di nascita di nuove partnership e di nuove sfide, è stata per me una fucina dove forgiare un po’ di progetti per l’anno appena iniziato.

Come sempre l’esperienza mi ha condotto a confermare l’idea che ho sempre avuto, di come sia la relazione una fonte di nutrimento oltre che di cura.

Formazione e crescita personale